Il pavone
In una foresta  dove vivevano tanti animali ed uccelli, molto tempo fa, accadde una cosa straordinaria. Quando schiusero delle uova di uccelli quattro uccellini erano particolarmente brutti e con una peluria lanugginosa e grigiastra che non cambiarono nemmeno crescendo. Diventarono grandi ma le piume non spuntarono. Le ali erano rimaste piccole e non avevano la coda.

Rita Massa

In una foresta  dove vivevano tanti animali ed uccelli, molto tempo fa, accadde una cosa straordinaria. Quando schiusero delle uova di uccelli quattro uccellini erano particolarmente brutti e con una peluria lanugginosa e grigiastra che non cambiarono nemmeno crescendo. Diventarono grandi ma le piume non spuntarono. Le ali erano rimaste piccole e non avevano la coda.

Erano talmente buffi e strani che non sembravano nemmeno uccelli. Perfino i loro genitori li avevano abbandonati presto ma loro erano riusciti a sopravvivere.

Naturalmente tutti gli altri uccelli ed animali li prendevano in giro. I poverini erano tristi e timidi. Cercavano di mostrarsi il meno possibile. Avrebbero tanto voluto volare come gli altri uccelli!

Stavano sempre insieme, almeno tra di loro si aiutavano e si facevano compagnia. Un giorno, attratti da una bella farfalla, incominciarono a seguirla. La farfalla svolazzava di qua e di là, ma di tanto in tanto si fermava come per assicurarsi che gli uccelli la stessero seguendo.

Solo quando arrivarono in un bel campo fiorito, gli uccelli si resero conto di essersi allontanati molto.  

Quel luogo, dove erano arrivati, era molto bello ed i colori dell'erba, delle piante e dei fiori erano così diversi e brillanti come non li avevano mai visti. Anche il cielo era di un blu intenso. I nuovi arrivati non si sentirono smarriti, anzi erano contenti ed incominciarono a girare intorno per scoprire tutte le bellezze che c'erano. Nascosta tra gli alberi si intravvedeva una casetta e i quattro avventurieri, per niente spaventati, ma incuriositi si diressero verso di essa. Davanti alla casa videro che su di una poltroncina c'era un bimba. I capelli biondi le adornavano il visino con tanti ricciolini ed i suoi occhi erano blu come il cielo.

Gli uccelli si avvicinavano a piccoli passi e titubanti, ma una vocina disse: 'Venite, venite pure da me. Io non vi farò alcun male. Sono molto malata e non posso camminare. La mamma ed il papà sono nei campi a lavorare e torneranno quando il sole starà tramontando. Sono sola e vorrei che voi mi faceste compagnia. Io mi chiamo Pasia voi, ditemi, come vi chiamate? Da dove venite?' Senza più alcuna paura gli ucceli si avvicinarono alla bimba. Raccontarono la loro triste storia e di come gli altri animali si burlassero di loro e poi si presentarono. Avanzò il primo e disse: 'Io mi chiamo Vil e sono un maschietto.' Si fece avanti il secondo e disse: 'Io mi chiamo Ole e sono una femminuccia.' Il terzo, sbattendo le sue alucce, aggiunse: 'Io mi chiamo Nil e sono un maschietto.' Il quarto uccello quasi gridò, per mettersi più in mostra: 'Ed io mi chiamo Ela e sono anch' io una femminuccia.

Finite le presentazioni, la bimba esclamò: ' Bene adesso che ci conosciamo e siamo amici,  promettetemi che mi farete compagnia.' Tutti e quattro senza esitare esclamarono: 'Te lo promettiamo.' Ormai si era fatto sera  e Pasia disse ai suoi amici di andare a riposarsi. Potevano restare lì per  quanto tempo volevano. Preferiva, però, che i suoi genitori non  li vedessero. Gli  uccelli salutarono la loro amica e le promisero che sarebbero ritornati l'indomani mattina ed a turno le avrebbero raccontato una storiella per farla divertire.

Si fece sera ma, cosa strana, non si fece buio, il cielo si era fatto solo di un blu più intenso.

La bimba ormai era in casa e gli uccelli trovarono un comodo rifugio per dormire anche loro.

La mattina dopo, quando la bimba era di nuovo fuori sulla sua poltroncina, i quattro uccelli le si avvicinarono facendole una gran festa e la bimba rideva divertita e batteva contenta le manine. Dopo uno scambio di parole affettuose, gli uccelli in coro le dissero: 'Ti avevamo promesso di farti compagnia e vogliamo anche farti divertire. Ogni giorno uno di noi ti racconterà una storia divertente.' 'Bravi! Bravi!' - esclamò felice la bimba – 'A me piacciono tanto le storie. La mamma mi racconta sempre le stesse storie ed io vorrei sentirne altre diverse!'

Il primo fu Vil che  incominciò: ' Nella foresta, dove noi siamo nati, a volte accadevano delle cose buffe che facevano ridere anche noi. Un giorno due volpi alla ricerca di cibo adocchiarono un topo.

Ognuna di loro già si leccava la bocca pregustando il pranzetto. Una si avvicinava silenziosamente alla preda da un lato ed un'altra veniva cautamente dal lato opposto. Erano così impegnate nella loro caccia che non si erano nemmeno accorte l'una dell'altra e per poco non si scontrarono testa e testa.

Quando si videro, entrambe si affrettarono a catturare il topo. Tutte e due allo stesso tempo posero una zampa sul malcapitato. Il poverino era immobile, come morto. Allora le due volpi, poichè nessuna delle due cedeva, ingaggiarono una feroce lotta tra di loro. Alla fine, sfinite, erano crollate al suolo. Quando si ripresero, corsero dove avevano lasciato il topo ma non lo trovarono più. Infatti il topo, furbacchione, vedendosi in pericolo di vita, si era finto morto e mentre le due volpi si combattevano, era scappato via. Tutti gli animali, che erano stati spettatori di quanto era avvenuto,

ridevano divertiti e canzovano le due volpi che, deluse e piene di vergogna, si allontanavano con la coda tra le zampe.' Divertita, la bambina battè le mani e rise anche lei a lungo.

Il secondo giorno fu il turno di Ole che raccontò: ' Nella foresta, dove siamo nati, ci fu un altro avvenimento molto buffo. C'era uno stagno con delle rane, tra di loro ce n'era una molto vanitosa e superba. Con orgoglio diceva a tutti che lei era la più brava a saltare. Un giorno gli animali della foresta le dissero che loro non potevano crederle se non l'avessero visto con i propri occhi.

Sicura di sè, organizzò una gara tra tutte loro. Tutte le rane accettarono la sfida e invitarono gli animali della foresta ad assistere alla gara. Tutte erano molto brave a saltare e venne il turno anche della rana presuntuosa. Fece un salto tanto alto che, invece di cadere nello stagno, finì in un fosso pieno di fango, che era lì vicino. Scalpitava con le zampine nel fango chiedendo aiuto. Alla fine riuscì a venirne fuori. Era così buffa tutta ricoperta di fango che per tutta la foresta rieccheggiarono a lungo le risate di tutti gli animali.' Anche questa storia piacque molto alla bambina che rise anche lei di cuore e ringraziò Ole.

Il terzo giorno fu Nil a narrare un'altra storia: ' Nella foresta, dove siamo nati, c'era una scimmia, che era particolarmente dispettosa. Era molto golosa di banane. Ogni volta che la si incontrava aveva una banana in una mano ed una banana nell'altra. Dava un morso a desra ed un morso a sinistra. Quando finiva di mangiarle, buttave le bucce per aria e quelle cadevano dappertutto. Spesso gli animali della foresta le avevano detto che non era bello che buttase ovunque le bucce. Lei rispondeva sbuffando, si impettiva in segno di sfida e continuava a fare quello che voleva. Un giorno mentre stava camminado, mangiando e buttando le bucce a terra, come al solito,

un'altra scimmia, più educata, che era su di un albero la sgridò. Lei, continuando a camminare, alzò la testa per rispondere che lei faceva quello che le pareva. Poichè non stava guardando a terra, mise il piede su delle bucce, che lei stessa aveva buttato. Fece uno scivolone, rotolò e, quando dolorante si ritrovò seduta a terra, aveva una buccia di banana in testa come un cappello. Gli animali risero soddisfatti per quello che le era accaduro perchè se lo meritava.'  La bambina rideva e li ringraziava perchè la stavano facendo divertire molto con i loro racconti.

Il quarto giorno fu Ela a fare il suo racconto: 'Nella foresta, dove siamo nati, c'era un giraffa  che si vantava del suo collo lungo. Infatti, grazie al suo collo, lei poteva raggiungere le foglie migliori che erano sugli alberi e mangiarle. Anche quando nella foresta per il troppo caldo l'erba era secca , lei riusciva a mangiare le foglioline più fresche sugli alberi, mentre gli altri animali dovevano accontentarsi dell'erba secca. Una volta che l'erba e le piante erano rimaste per un periodo più lungo secche, la giraffa non faceva che lodare il suo collo lungo. Per dispetto mangiava sopratttto quando gli altri animali, che cercavano qualcosa da mangiare tra l'erba secca, potevano vederla.

Un giorno  infilò la testa tra alcuni rami di un albero  per raggiungere le foglie pià fresche che erano in alto. Intenta nella sua impresa, non si rese conto di quanto i rami dell'albero fossero attorcigliati tra di loro. Quando fu sazia e voleva ritirare la testa fuori, si accorse che non ci riusciva.

 Spaventata, temendo di morire soffocata, gridava aiuto. Gli altri animali, ridevano soddisfatti, perchè il suo egoismo era stato punito. Ci furono, però due elefanti che, impietositi, accorsero in suo aiuto. Con le loro proboscidi riuscirono ad allargare i rami che la imprigionavano. Alla fine la giraffa riuscì a liberarsi dai rami e si allontanò  piena di vergofna tra le risate degli altri animali'

'Bravi!' - esclamò felice la bambina  - 'Mi avete regalato delle bellissime giornate con la vostra compagnia  e le avete rallegrate con i vosti racconti! Voglio mostrarvi la mia riconoscenza ed ho una sorpresa per voi. Vi aspetto domani, come al solito in giardino!'

Gli uccelli andarono via e con ansia aspettarono il giorno seguente, incuriositi ed ansiosi di sapere quale sarebbe stata la sorpresa che li attendeva .

La mattina seguente andarono da Pasia e si meravigliarono perchè non videro la poltroncina con la loro amica. Preoccupati si guardavano intorno temendo che le fosse accaduto qualcosa di male.

All'improvviso sentirono la sua voce soave che li chiamava: 'Vil, Ola, Nil, Ela sono qui! Grazie a voi sono guarita. Ora voglio farvi io un regalo . Ditemi cosa è che più di tutto desidereste avere.'

Gli uccelli si guardarono l'un l'altro incerti. Sapevano bene quale era il loro desiderio, ma non avevano il coraggio di esprimerlo. La bambina capì e li sollecitò a dirlo e così loro trovarono il coraggio di dirlo. Tutti insieme esclamarono: 'Sappiamo che è una cosa impossibile quello che desideriamo ma te lo diremo ugualmente perchè vogliamo essere sinceri con te. Vorremmo tanto essere come tutti gli altri uccelli, avere piume, penne,coda ed ali per volare.' 'Va bene' - rispose la bambina  proverò ad esaudire il vostro desiderio.' Gli uccelli si guardarono stupiti pensando come poteva quella bambina rendere realtà il loro desiderio?

Videro che la bambina incominciò a raccogliera lunghi fili d'erba, a cui era attaccata ancora della terra. Tra l'erba c'erano i fiordalisi di un intenso colore blu che diventava ancora più scuro al centro. Poi, raccolse foglie di felce argentata. Fece due grossi ciuffi, chiamò vicino a sè Nil e Vil e glieli mise al posto della coda, due ciuffetti più piccoli li mise a Ola ed Ele. I quattro fratelli rano sbigotiti e non capivano cosa stava accadendo. La loro meraviglia fu più grande quando videro ch Pasia man mano cresceva e alla fine davanti ai loro occhi c'era una bellissima fata vestita con un abito di velo sottile blu e verde con tanti fili d'argento. La fata agitò la sua bacchetta magica e dall'alto caddero quattro pezzetti di cielo blu che si posarono su ognuno di loro. Un altro tocco di bacchetta magica e l'erba e fiori si trasformarono in bellissime code.

Pasia, la fata della foresta, disse loro: 'Adesso specchiatevi in quel laghetto.  Si specchiarono e videro quattro bellissimi uccelli tutti blu. I maschi aprirono a ventaglio  la loro coda verde con il blu dei fiordalisi. Non credevano ai loro occhi. Mentre storditi dallo stupore si guardavano nell'acqua sentirono la fata che diceva: ' Ho premiato la vostra bontà. Il vostro nome sarò formato con le iniziali dei nostri nomi : Pa  - v – o – n – e.  Si girarono per ringraziare la fata  ma lei era scomparsa e con lei il giardino e la casa. All'improvviso si trovarono in mezzo alla foresta dove erano nati. Tutti gli animali li guardavano con meraviglia e rispetto. Tutti e quattro erano  felici ed orgogliosi della loro bellezza e volevano che tutti li conoscessero ed ammirassero. E così decisero di girare tutto il mondo e poi di ritrovarsi per raccontarsi le loro avventure. Vil ed Ola si diressero da una parte e Nil ed Ela da un'altra. I primi due volando si trovarono in una terra fredda e furono colti da una tempesta di neve. Erano ricoperti completamente di neve! Quando trovarono un laghetto e si specchiarono nell'acqua videro che erano diventati tutti bianchi. Vil aprì la sua coda a ventaglio. Erano bellissimi! Si diressero nuovamente verso la foresta per incontrare Nil ed Ela. Si ritrovarono tutti e quattro ed erano gli uccelli più belli della foresta! E forse i più belli al mondo!

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