Marco e l’ albero
Marco era un bambino molto vivace di otto anni. Andava spesso a giocare con i suoi compagni nel parco. Un pomeriggio, però, quando andò al parco non trovò i suoi amici.  Ricordò, poi, che gli avevano detto che sarebbero andati in gita scolastica. Lui, purtroppo, se ne era dimenticato.

Rita Massa

Marco era un bambino molto vivace di otto anni. Andava spesso a giocare con i suoi compagni nel parco. Un pomeriggio, però, quando andò al parco non trovò i suoi amici.  Ricordò, poi, che gli avevano detto che sarebbero andati in gita scolastica. Lui, purtroppo, se ne era dimenticato.

Incominciò ad andare  di quà e di là, non sapeva cosa fare. Non voleva tornare subito a casa perchè sapeva che si sarebbe annoiato. Raccoglieva i sassi e li lanciava lontano. Ma ciò non lo divertiva molto e, dopo un po', smise di tirarli. Attrasse la sua attenzione un sasso appuntito e subito  gli venne un'idea.

Prese il sasso e si avvicinò ad un albero ed incominciò ad incidere sulla corteccia delle lettere.

All'improvviso gli sembrò di sentire un lamento. Si voltò indietro ma non vide nessuno. Quando riprese a scrivere sentì chiaramente una voce che diceva: ' Ahi! Mi stai facendo male!' Il ragazzo chiese: 'Chi è che parla?' 'Sono io che parlo' -  rispose la voce. Marco stupefatto sentiva che la voce proveniva dall'albero ed esclamò ad alta voce: 'Non può essere che sia l'albero a  parlare!' 'Ti sbagli. Sono proprio io che parlo. Dimmi perchè mi stai facendo del male?'- replicò l'albero. 'Non sapevo che tu sentissi dolore' – rispose il bambino.'

L'albero riprese: 'Non sai che queste incisioni che stai facendo sulla mia corteccia sono come le ferite sulla tua pelle?' 'Ma non esce il sangue! Quindi che danno ti fanno?' - rispose Marco.

'Esce la linfa, che per noi piante è come il sangue. Se tutti stanno a scorticarmi  morirò prima del tempo che mi è destinato' - gli spieghò l'albero.  'Marco sorrise e disse: 'Se tu muori ci sono altri alberi nel parco.' L'albero  scosse  leggermente i suoi rami in segno di disapprovazione e replicò: 'Guarda con attenzione tra le foglie e vedrai che tra i rami ci sono tanti nidi di uccellini. Io sono la loro casa e rappresento per loro un sicuro rifugio. Se morissi dovrebbero trovare posto su di un altro albero e non sarebbe una cosa facile perchè sono già abitati da altri uccelli. Inoltre sono utile anche per altri motivi!'

Il bambino incuriosito chiese: 'E a cosa servi ancora?' L'albero continò: 'Quando fa caldo e c'è molto sole le persone vengono a ripararsi sotto l'ombra dei miei rami fronzuti. Le mamme stendono una copertina sull'erba ed appoggiano i bambini piccoli per farli dormire, mentre il cinguettio degli uccelli è per loro come una ninna nanna. E c'è altro ancora!' 'Continua allora!' - lo sollecitò il ragazzino. E l'albero riprese: 'Le mie foglie verdi purificano l'aria che respiri e le mie radici tengono saldo il terreno.' Marco abbassò il capo mortificato e pentito per quello che aveva fatto.

Con voce timorosa chiese : 'E cosa sarà di te quando sarai vecchio?' 'Quando sarò vecchio, e non potrò più  fare quello che faccio ora, mi abbatteranno. Anche dopo morto sarò utile. La parte migliore del tronco andrà ai falegnami per fabbricare mobili o altro. I rami verranno utilizzati per accendere il fuoco nei caminetti e riscaldare le case. Mi loderanno quelli a cui ero stato utile da vivo e mi loderanno quelli che mi utilizzeranno da morto.' - concluse l'albero.

 Il bambino accarezzò le ferite che aveva fatto nel tronco dell'albero e con vocina tremante disse: 'Perdonami per il male che ti ho fatto. Ti prometto che mai più farò una cosa simile e non permetterò a nessuno di farlo.' Al bambino sembrò che l'albero, sentendo le sue parole, gli sorridesse e scuotesse i suoi rami per salutarlo. Anche lui agitò la sua manina per salutarlo mentre si allontanava per tornare a casa.

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