Rita Massa
Maria abitava al secondo piano di in un edificio. Non aveva nè sorelle nè fratelli e si sentiva perciò molto sola. A scuola aveva le sue compagne di classe ma poteva giocare con loro solo durante l'intervallo. Quando era a casa non aveva nessuno con cui giocare.
Spesso si affaciava alla finestra per distrarsi un po'. Di fronte alla sua casa c'era un muro molto alto e vi erano dei buchi. In quei buchi i colombi facevano il nido e lei si divertiva a vederli volare da una parte all'altra sempre indaffarati.
Un giorno che pioveva e soffiava un forte vento, Maria, attraverso i vetri della finestra, guardava con tristezza i poveri colombi intirizziti che cercavano di ripararsi. All'improvviso vide cadere da un buco qualcosa. Era un colombino! La pioggia intanto era cessata e lei corse subito fuori per andarlo a prendere. Temeva che si fosse ferito ed inoltre c'era il pericolo che qualche gatto potesse ucciderlo.
Il colombino quando la vide si spaventò ma lei lo prese con delicatezza tra le sue mani. Mentre lo accarezzeva, gli diceva: 'Non aver paura. Io non voglio farti del male. La tua mamma non riuscirà più a portarti nel nido e qui sul marciapiede sei in pericolo.'
Lo portò in casa, lo asciugò e vide che fortunatamente non si era fatto alcun male. Dopo un po' il colombino spalancava il beccuccio e cinguettava. 'Lo so. Ho capito. Hai fame.' disse la bambina.
Maria ricordava che aveva letto da qualche parte che gli uccelli non bevono il latte. Era troppo piccolo per mangiare i semi e tanto meno il granone!
Chiese al colombino, come se questi potesse risponderle, 'Cosa ti dava la tua mamma da mangiare?' Ma il colombino non poteva risponderle e continuava solo a cinguettare sempre più insistentemente. La bambina pensò e poi esclamò: 'Sì, certo ti dava i vermiciattoli! Allora posso darti un po' di carne!'
In frigorifero c'era del macinato di carne, ne prese un po' e con precauzione ne mise un pezzetto nel becco del colombino e lui lo inghiottì.
Aveva delle piccole piumette quasi nere e perciò lo chiamò Nerone. Il colombino si affezionò subito a Maria. Quando lei studiava si metteva sulla scrivania o le saltava in grembo e dormiva. Quando lei si metteva a riposare sul letto lui le si accovacciava vicino.
Intanto cresceva, incominciò a mangiare da solo e a volare. Volava per la stanza di Maria. La bambina aveva paura di farlo volare fuori dove c'erano tanti pericoli. Nella stanza dove era lui teneva la finestra chiusa e lo portava in un'altra stanza quando doveva far cambiare l'aria nella sua stanza.
Lei gli parlava. Gli raccontava quello che faceva a scuola e qualche volta gli diceva anche la lenzione che doveva portare l'indomani a scuola o gli recitava la poesia che aveva imparato a memoria.
Un giorno quando tornò da scuola trovò che la sua stanza dove era Nerone era aperta e capì che doveva essere successo qualcosa. La mamma l'abbracciò e le disse: 'Mi dispiace, Maria, distratta mentre facevo i lavori di casa ho lasciato la finestra aperta e Nerone è volato via'.
Le lacrime rotolarono lungo il suo viso mentre si aggirava per la stanza e guardava tutti i posti dove di solito lui si metteva. Si affacciava continuamente alla finestra nella speranza di vederlo. Intanto il sole incominciava a tramontare e diventava sempre più scuro. Maria prese una busta con del granone dentro e cominciò a scuoterla per fare rumore e chiamava: 'Nerone, torna a casa, torna da me.'
Un colombo si posò sui fili della luce, la guardò e poi volò sulla sua mano, Maria lo accarezzava felice. Il suo amico era tornato!
Poichè era un colombo viaggiatore si era abituato che la mattina volava fuori ed al tramontare del sole ritornava a casa.
Si avvicinava la primavera e gli uccelli preparavano i nidi. Una sera Nerone si posò sul filo della luce e incominciò a fare dei versi come se volesse dirle qualcosa. Si alzò in volo e fece dei giri nell'aria poi volò verso un buco che era nel muro.
Maria guardò con attenzione e vide che dentro quel buco c'era una colomba che covava le sue uova.
Capì. Nerone ormai aveva famiglia! Non sarebbe più tornato da lei. Si asciugò una lacrima e sorrise. Era giusto che fosse così. A lei restava la gioia di averlo salvato. Ed era felice della sua felicità.
